Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai: Storia, presente e futuro

Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai: Storia, presente e futuro

Articolo pubblicato su BudoJapan con testo di Grigoris A.Miliaresis
(Qui l’articolo originale)
Traduzione dall’inglese: Gian Luca Guerra (www.dentooiwamaryu.it)

Hitohira Saito

(Saito Hitohira Sensei)

Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai: La nascita di un Koryu*

Per quanto mi piaccia occasionalmente passare per quello che ne sa tanto dopo tanti anni di pratica, per quello che le ha viste tutte e le ha provate tutte (o almeno fingo di farlo!), devo confessare che non posso assolutamente vantare alcun ricordo di ciò che alcuni hanno definito il grande scisma dell’Aikido del 1974, quando Koichi Tohei (1920-2011) lasciò l’Organizzazione Akikai per creare la propria, il Ki no Kenkyukai. All’epoca avevo solo sette anni e il mio interesse per il Giappone e, di conseguenza, per le arti marziali, non sarebbe decollato per almeno altri cinque anni. Quando ne venni a conoscenza, Koichi Tohei era già diventato un’altra grande figura indipendente nel mondo dell’Aikido e l’unico legame con l’Aikido dei vecchi tempi, saldamente radicato in Giappone c’era Morihiro Saito, che ancora viveva nel Dojo di Morihei Ueshiba in Iwama .

Quando ebbe luogo la separazione della dinastia Saito (dall’Aikikai N.d.T.), era il 2003 e stavo già praticando Aikido; nel frattempo Internet era già diventato una parte importante della nostra vita e molte altre informazioni erano quindi disponibili. Hitohiro Saito, il figlio di Morihiro Saito che era deceduto nel 2002, tre anni dopo il secondo Doshu Kisshomaru Ueshiba, si era separato dall’Aikikai e aveva creato la propria organizzazione, quella che ora conosciamo come Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai, situata vicino al vecchio Dojo di M.Ueshiba e al santuario di Iwama (Aiki Jinja N.d.T.), ma non sui loro possedimenti. Anche se le ripercussioni derivanti da quella divisione non erano importanti come quelle che coinvolsero Koichi Tohei, essa ha suscitato discussioni molto vivaci nel Dojo e sul panorama di Internet. Questo perché per la maggior parte delle persone era come se fosse avvenuto un divorzio tra le famiglie Ueshiba e Saito, dopo una matrimonio durato oltre 50 anni.

Morihiro Saito: il custode …

Morihiro Saito Sensei era un personaggio stravagante; ho sentito gente chiamarlo “il segreto meglio custodito dell’Aikido”, riferendosi soprattutto alla sua scelta di rimanere in Iwama e di continuare ad insegnare quello che aveva appreso da Morihei Ueshiba nei 23 anni vissuti al suo fianco, ed era, senza dubbio, il suo discepolo più devoto durante l’ultima fase della sua vita. Questa dedizione all’eredità dell’Aikido di O-Sensei fu il motivo che indusse persone che mai si erano allenate con lui (M.Saito N.d.T.) o che mai lo avessero visto insegnare o fare dimostrazioni, a rispettarlo enormemente. A seguito della sua morte avvenuta nel 2002, un duro colpo per il mondo dell’Aikido, e la separazione difficile da comprendere avvenuta nel 2003 di suo figlio dall’Aikikai, la domanda su chi avrebbe mantenuto vivo lo spirito del Dojo di Iwama senza la presenza della famiglia Saito fece la comparsa sulle labbra dei professionisti di tutto il mondo.

Morihiro Saito e Morihei Ueshiba
(Morihiro Saito e Morihei Ueshiba)

Naturalmente le organizzazioni hanno i loro modi di sopravvivere: è così che fanno la storia. Anche se era all’inizio della sua carriera, il terzo Doshu, Moriteru Ueshiba riuscì a reinventare magistralmente il Dojo di Iwama come “Ibaraki Dojo” e a gestire gli insegnanti locali ed i praticanti di lunga data che scelsero di non seguire Hitohiro Saito con gli insegnanti del Tokyo Honbu (compresi lui stesso e più tardi suo figlio, l’erede apparente alla posizione di Doshu) rendendolo istituzionalmente legato all’organizzazione Aikikai, superando quindi il legame personale stabilito da Saito nel corso degli ultimi anni della sua vita. E poiché il tempo è spietato, oggi, a 15 anni dalla scissione, ci sono persone dal Giappone e dall’estero che hanno trascorso giorni, settimane e mesi praticando a Iwama e che conoscono Saito solo come nome del passato – quasi allo stesso modo con cui conoscono solo per nome Morihei Ueshiba.

…e il co-creatore

Da un certo punto di vista, la spaccatura ha reso immortale Morihiro Saito in due diversi aspetti della tradizione: per l’Aikikai era l’uomo che ha tenuto in vita il Dojo di Iwama, e questo fatto e la sua stessa presenza sono così intimamente intrecciati nella storia dell’Aikido del dopoguerra che non possono essere negati, messi in dubbio o screditati. Per l’Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai, ora nella sua fase di pubertà (è vecchia quanto la divisione: 15 anni), è il fondatore-dopo-il-fondatore, la persona che non ha mai smesso di predicare il vangelo di Morihei Ueshiba . E, ovviamente, è il padre e il principale insegnante del leader di questa generazione, che lo rende il più vicino e importante per l’organizzazione stessa come Kisshomaru Ueshiba lo era per l’Aikikai. Non credo che i parallelismi finiscano qui: anch’io condivido la convinzione che, insieme al secondo Doshu e Koichi Tohei, Morihiro Saito sia stato il creatore dell’Aikido come lo conosciamo oggi.

Anche una rapida occhiata superficiale ai video esistenti di Morihei Ueshiba, mostra che anche se una parte del suo retaggio esiste in ciò che milioni di persone praticano oggi come “Aikido”, questa parte è in realtà piccola. Quello che vediamo negli Shihan di oggi è Morihei attraverso la comprensione dei tre grandi che gli succedettero: suo figlio, Kisshomaru Ueshiba, il capo istruttore del dopoguerra Honbu Dojo, Koichi Tohei e la persona che ha vissuto più vicina a lui per l’ultimo quarto della sua vita, Morihiro Saito. L’influenza di queste tre persone è così grande che puoi vederla anche in persone che non si sono mai allenate con loro: i grandi movimenti fluenti di Kisshomaru Ueshiba possono essere visti in persone che non sono direttamente affiliate all’Aikikai, l’energia esplosiva di Koichi Tohei in persone che non l’hanno seguito dopo la spaccatura del 1974 e l’enorme vigore di Morihiro Saito in persone che non hanno mai messo piede a Iwama.

Quello che rende il caso di Morihiro Saito il più sorprendente è che è riuscito a influenzare tante persone partendo però da un handicap: non aveva una sua organizzazione come Kisshomaru Ueshiba e Koichi Tohei o la loro aria cosmopolita – non nascondeva mai il fatto di essere un provinciale ragazzo di campagna che si imbatté in quello che sembrava una leggenda vivente (“il vecchio faceva una strana arte marziale tra le montagne”), lo andò a vedere, ne fu incantato e quindi si fermò. E quando lo fece, si immerse totalmente nella pratica del “vecchio con le strane tecniche” e riuscì a stargli a fianco. A detta di tutti, questo non deve essere stato affatto facile: il vecchio era anche lui un contadino che era riuscito a moltiplicare la sua forza fisica e mentale molte volte e a mantenerla tale nonostante i suoi anni. Ma Morihiro Saito ha perseverato e tenuto il passo e anche nei video l’energia che irradia è quanto di più simile all’energia di Morihei Ueshiba.

Libri in inglese ed un piccolo dojo di campagna

È interessante notare che l’approccio unico di Morihiro Saito all’Aikido è riuscito a superare i confini e a trovare radici in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’Italia e dall’Australia alla Svezia. Però non lo definirei sconcertante: la serie di libri “Takemusu Aikido” prodotta con Stanley Pranin e in particolare il volume 6, il commento al manuale di addestramento “Budo” di Morihei Ueshiba del 1938, ha dato al mondo anglosassone un’idea della sua interpretazione di Aikido, mentre la sua insistenza nell’insegnare jo e bokken era la risposta alle esigenze di tutti gli aikidoka che si chiedevano perché l’Honbu Dojo non insegnasse le armi. Per inciso, è interessante che sia la maggior parte non giapponese a richiedere costantemente tecniche di armi (posso attestarlo, avendo praticato l’Aikido soprattutto al di fuori del Giappone): in Giappone le persone che praticano all’Honbu Dojo e presso i suoi satelliti non sembrano preoccuparsi molto di questo aspetto della pratica dell’Aikido.

E poi c’è la mitologia della piccola cittadina degli uchideshi: per coloro che volevano vivere il loro mito del “duro allenamento in un piccolo Dojo nel Giappone rurale”, il Dojo di Iwama e Morihiro Saito lo hanno alimentato in abbondanza! La stessa città di Iwama, i dintorni del Dojo e le strutture per vivere e praticare, il programma uchideshi, l’atteggiamento duro sia dell’istruttore che della gente del posto, reale e per associazione e, soprattutto, la pratica veramente dura, erano esattamente quello che gli aikidoka non giapponesi necessitavano di provare per poter definire il loro Aikido come “vero”. In un certo senso, le persone che andarono a Iwama durante il periodo Saito impararono sia l’arte marziale moderna che quella classica, un budo moderno ed un koryu bugei nello stesso tempo, in circostanze che si adattarono perfettamente alla loro idea di come dovesse essere insegnato il budo: nel cuore della campagna giapponese, in un Dojo privato, accanto ad un santuario shintoista, da un allievo diretto del Fondatore, con un contatto diretto, vivendo nello stesso ambiente e lavorando la terra.

Non sto facendo del facile umorismo su quanto detto precedentemente: tutti quelli che erano interessati al budo giapponese avevano queste fantasie, soprattutto perché fino a qualche decennio fa non erano fantasie! Ancora oggi, ogni volta che dico a qualcuno proveniente dall’estero che la maggior parte del Koryu (o del Budo) è praticata nei centri sportivi municipali con spazi affittati a tariffa oraria, posso vedere la delusione nei loro occhi. Siamo cresciuti credendo che i centri sportivi municipali siano adatti al basket e al ping-pong, non per i nobili percorsi verso l’autorealizzazione come le arti marziali. A questo punto capisco perfettamente perché tutte queste persone si sono radunate ad Iwama negli anni in cui Morihiro Saito stava insegnando: ho provato la stessa cosa quando ho visitato il Dojo anche se era ben dopo la sua scomparsa, dopo la separazione e oltre nel periodo “Ibaraki Dojo” . È il dojo in cui tutti vogliono allenarsi.

L’eredità di Saito (Morihiro N.d.T) continua: Hitohira Saito

Non riesco a immaginare come debba essere stato per Hitohiro (ora Hitohira) Saito essere nato ed aver passato i primi anni della sua vita in quel posto, con Morihei Ueshiba ancora vivo. Anche supponendo che non abbia mai avuto un vero addestramento dal fondatore dell’Aikido (quando Morihei Ueshiba morì, aveva solo 12 anni), il fatto stesso che la sua vita quotidiana fosse il Dojo, lo stesso Ueshiba e sua moglie, Hatsu, un gruppo extra di nonni e tutte quelle persone che venivano a praticare, devono essere stati elementi determinanti per la sua vita futura. Voglio dire sì, è un cuoco ed artista di una certa fama, ma mi chiedo, è mai stato messo in dubbio che sarebbe stato coinvolto dall’Aikido in modo più profondo di quella che poteva essere una pratica occasionale da una o due volte la settimana? Ammettiamolo: come i rampolli di Ueshiba, è un componente della reale famiglia dell’Aikido quindi il suo futuro era praticamente predestinato.

In un certo senso, la sua stessa genealogia e la sua educazione spiegano la decisione di Hitohira Saito di lasciare l’Aikikai; non posso fingere di sapere come si sente o cosa pensa, ma posso capire che se hai un rapporto così vecchio e così profondo con qualcosa e così personale da coinvolgere la famiglia, reale e sentito, allora lo vuoi sviluppare a modo tuo. E sì, puoi vedere il punto di vista degli altri (cioè dell’Aikikai) ma traccerai la linea da qualche parte. E la sua linea, come enunciato nella sua dichiarazione del settembre 2004, quella che girava durante il suo seminario in Italia, era che voleva mantenere il diritto di emettere certificati Iwama-ryu per i suoi studenti. Il che, ancora una volta, ricorda il modo in cui i Koryu Bugei sono organizzati – anche se viene usato un nome in stile Koryu: Iwama-ryu, a significare l’importanza che il posto ha per lui, come è stato per suo padre.

E perché no? È nato lì, suo padre è nato e lì è morto, ha imparato l’Aikido lì, sta insegnando l’Aikido lì – è letteralmente un figlio della terra e voleva mantenerlo vivo (L’Aikido N.d.T.) in nome del suo stile (e lo fece, alla fine, nominando la sua organizzazione Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai), più o meno allo stesso modo di Kashima Shinto-ryu e Katori Shinto-ryu (e anche il mio Buko-ryu Toda-ha). Giusto per essere chiari, questo non significa che prendo la sua difesa nella disputa con l’Aikikai: non conosco tutti i fatti e anche se l’ho fatto, non è il mio posto. Ma posso vedere da dove viene, letteralmente e figurativamente, posso capire perché ha deciso di disegnare quella particolare linea di demarcazione nella sabbia e posso capire perché continua come lui (Morihiro N.d.T.). E francamente, quello che ho visto quel giorno all’undicesimo Enbu Taikai dell’Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai a Kasama (che in pratica è il nuovo nome per le città di Iwama e Tomobe), lo ha confermato senza mezzi termini.

La dimostrazione dell’Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai

In una piccola struttura provinciale – ironicamente un municipio – hanno raccolto gruppi provenienti dai dojo giapponesi dell’Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai (Nagoya, Osaka, Sendai, Tanabe, Akita, Tsukishima, Hitachi, ecc.) e da 9 dojo esteri dello stesso (Taiwan , Australia, Argentina, Russia, Italia, Francia e Uruguay) per commemorare il 50 ° anniversario della morte di Morihei Ueshiba e il 17 ° anniversario della morte di Morihiro Saito. Dopo una breve cerimonia scintoistica, è seguito un saluto ed una introduzione di Hitohira Saito che è stata seguita da dimostrazioni prima dalla rappresentanza dei dojo giapponesi, poi dai membri non giapponesi dell’organizzazione e infine dal suo capo scuola, lo stesso Hitohira Saito, in totale oltre 100 praticanti con circa la metà di loro provenienti dall’estero. Tutto sommato, due ore piene dell’espressione della comprensione dell’Aikido da parte dell’erede della famiglia Saito e dei suoi discendenti, nella vita reale e nell’arte; in altre parole, il presente ed il futuro di Iwama-ryu (lo so, il nome è Iwama Shin-Shin Aiki Shuren-kai ma a mio avviso è sempre Iwama-ryu).

Enbu Taikai 2018
(Enbu Taikai 2018)

Tecniche a mani nude, proiezioni e immobilizzazioni, pugni e calci, armi contro armi (compresi i famosi jo kata dei 13 e dei 31 movimenti praticati fronteggiando avversari) e tecniche di disarmo – tutte le tecniche sono state eseguite nei tre livelli (kihon/katai/rigido, yawarakai/morbido e ki-no-nagare/fluente) abbiamo imparato ad associarli con i “quattro corpi” dell’Iwama-ryu (kotai/corpo rigido, jutai/corpo flessibile, ryutai/corpo fluente e kitai/corpo energetico). E tutto ricordava il movimento forte e solido di Morihiro Saito, pieno di forti Kiai e attacchi atemi, un mondo a parte rispetto a quello che abbiamo imparato a chiamare “Aikido” come definito dall’Aikikai e dai grandi movimenti circolari che caratterizzano principalmente l’eredità Kisshomaru Ueshiba, ma che ricorda anche l’ultimo periodo, quasi disincarnato (Spirituale N.d.T.) di Morihei Ueshiba. Questo Aikido porta con sé il suolo duro con cui i contadini di Iwama devono lottare per far fruttare la terra – dubito che possa esserci un’analogia più chiara per lo stile di Shin-Shin Aiki Shuren-kai, un Aikido genuino e senza pretese, ma non necessariamente poco sofisticato.

(Enbu Taikai 2018)

(Enbu Taikai 2018)

Per qualcuno con il mio background, è difficile esprimere un’opinione sull’Aikido di Hitohira Saito e sul suo Shin-Shin Aiki Shuren-kai: il mio obiettivo principale è lo studio delle arti delle armi, nate secoli prima del suo, e del mio background di Aikido derivato da un mix di Kisshomaru Ueshiba e Koichi Tohei, un tentativo di bilanciare i grandi movimenti e il rilascio istantaneo di energia. Inoltre nessuna delle mie scuole ha una relazione particolare con il soprannaturale come Morihei Ueshiba aveva con i Kami del Giappone (c’è una ragione per cui Hitohira Saito usa la parola “shin/kami” nel nome della sua organizzazione). Ma c’è sicuramente una cosa che anche uno distante come me può riconoscere: l’amore che lui ed il suo gruppo hanno per Morihei Ueshiba ed i suoi insegnamenti, un amore così profondo che sfida molte delle nozioni del budo moderno. Nel bene o nel male, quello a cui abbiamo assistito quel giorno nella sala di Kasama è stato un Koryu in fase di elaborazione: compatto, personale, concentrato e con una relazione potente e passionale verso i suoi antenati – diamogli tempo, e in un paio di generazioni lo vedremo nelle dimostrazioni delle associazioni Koryu accanto al Daito-ryu o al Wado-ryu.

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(*) Koryū (古流) è una parola giapponese che si traduce in “antica scuola” o “antica tradizione” soprattutto nel contesto delle arti tradizionali giapponesi (arti marziali, artigianato) che risalgono a prima della modernizzazione (Periodo Meiji). (Fonte Wikipedia)

Intervista a SAITO Hitohira Sensei

Intervista al Maestro Saito Hitohira

Intervista realizzata il 09 novembre 2014 a Rennes (Francia) da Olivier Eberhardt.
Traduzione in inglese: Charles Durand / Olivier Eberhardt
(
Qui l’articolo originale)
Traduzione dall’inglese: Gian Luca Guerra (
www.dentooiwamaryu.it)

Rappresentante mondiale dell’ “Iwama Shin Shin Aiki Shuren Kai” Saito Hitohira Sensei è venuto a Rennes (Francia) nel novembre 2014 a condurre il suo 3° seminario internazionale in questa città. Figlio e successore di Morihiro Saito Sensei, SAITO Hitohira Sensei è uno dei pochi insegnanti che hanno vissuto e praticato sotto la guida di O-Sensei fin dalla sua infanzia.
Invitato da Olivier Eberhardt e sotto l’egida del Dento Iwama Ryu Francia, ha risposto a un’intervista ripercorrendo i suoi legami con la famiglia Ueshiba e le specificità dell’Aikido che ha diffuso in tutto il mondo.
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– Maestro Saito,
Che rapporto c’era tra le famiglie Saito e Ueshiba?


Mio padre è diventato un discepolo di O-Sensei nel 1945 e ha seguito i suoi insegnamenti fino alla sua morte avvenuta nel 1969. Mio padre ha ricevuto dal Fondatore un terreno situato proprio accanto a casa sua, dove ha costruito la casa in cui ancora vivo oggi. O-Sensei provava un grande affetto per mio padre. Anche mia madre ha servito la famiglia Ueshiba, per diciotto anni.

Anche se ho preso la mia indipendenza, sono ancora molto grato alla famiglia Ueshiba. Inoltre, questa indipendenza, l’ho raggiunta dopo aver ricevuto l’autorizzazione e l’approvazione del terzo Doshu UESHIBA Moriteru. Pertanto, non vi è alcuna controversia tra noi e Moriteru Sensei che è per me come un fratello maggiore. Il sostegno della famiglia Ueshiba è molto importante per me, e spero sinceramente che le famiglie Ueshiba e Saito manterranno quel rapporto studente-insegnante in futuro.

– Maestro Saito,
quali sono le caratteristiche distintive dell’allenamento (Keiko) nella vostra scuola Iwama Shinshin Aiki Shuren Kai?

Prima di parlare delle caratteristiche dell’allenamento (keiko), è importante tenere a mente che mio padre, Morihiro Saito, è stato il discepolo diretto di O-Sensei per molti anni e che ha poi diretto il Dojo di O-Sensei fino alla sua morte. Tutto questo è durato mezzo secolo, 50 anni….

Mio padre mi ha trasmesso l’Aikido come O-Sensei lo praticava, e che era basato su tre elementi fondamentali: La pratica delle armi (bukiwaza), la pratica di tecniche a mani nude (taijutsu) e la spiritualità scintoista. Oggi, solo lo stile di Aikido Shinshin di Iwama offre una pratica fedele all’Aikido di O-Sensei. Una pratica che integra simultaneamente questi tre elementi fondamentali.
O-Sensei aveva molti discepoli. Di questi, alcuni si sono resi presto indipendenti. Altri rimasero nell’Aikikai, ma di loro, pochi hanno veramente capito nel profondo l’insegnamento di O-Sensei. In questo contesto, mio padre è rimasto 23 anni con O-Sensei il quale gli ha trasmesso direttamente il suo insegnamento. Mio padre praticava ogni giorno direttamente con O-Sensei, e ha trasmesso questo stesso insegnamento nel dojo di Iwama. Io sto solo portando avanti questa eredità: la nostra pratica riproduce fedelmente tutti gli aspetti dell’Aikido che O-Sensei praticava.

In termini di pratica, c’è un punto che molte persone hanno frainteso. Nel Budo, la regola è semplice: se sei immobilizzato da una presa e non sei in grado di liberarti da solo, sei morto.

La prima base del Budo è quindi quello di essere in grado di liberarsi da una vera e propria presa, potente e che immobilizza. Ecco perché è essenziale che gli studenti pratichino prima nella peggiore delle posizioni, quella statica. Ovviamente, l’obiettivo finale è quello di essere in grado di schivare prima che l’avversario riesca ad afferrare o trattenere utilizzando tecniche in modo dinamico. Ma immagina che cosa succede se, per un qualsiasi motivo, ad esempio per un errore nei tempi di reazione, si è impossibilitati a schivare un attacco in tempo. Sei morto. Questo è il motivo per cui consideriamo così importante, la base, allenarci con tecniche adottando la posizione o la situazione più pericolosa o difficile per noi.
Il primo passo è imparare cosa fare in casi specifici. Poi il praticante integra gradualmente tutte queste basi nel suo corpo e gradualmente diventa in grado di eseguire le tecniche in modo dinamico.

Questa progressione passo-passo non è riservata solo all’Aikido. Esiste anche in calligrafia, dove si riflette in tre stili di scrittura (Kaisho, Gyosho e Sosho) (1), ed è esattamente la stessa nel Budo.

Meglio ancora, è la stessa in tutte le parti della vita: come ad esempio qualcuno che guida la moto per la prima volta, all’inizio non riesce perché non ha equilibrio. Poi, trova l’equilibrio pian piano, mentre continua a guidare. Egli progredisce mentre integra le diverse sensazioni del suo corpo. Per noi, la formazione segue lo stesso percorso. Il nostro metodo di formazione consiste nel partire dalla posizione più sfavorevole e realistica, quella statica: impariamo come eseguire correttamente la tecnica, rimanere stabili e a sbilanciare l’avversario. Gradualmente si acquisisce sempre maggiore precisione tecnica con gli angoli, i tempi di reazione, e un bel giorno si è in grado di realizzare pienamente le tecniche in modo dinamico. Lo scopo dell’Aikido è ovviamente praticare tecniche dinamiche, ma per acquisire la capacità di farlo, si deve passare obbligatoriamente attraverso un apprendimento statico. E’ impossibile capire il momento migliore per evitare un attacco se il tuo corpo non ha metabolizzato il momento esatto ed il punto in cui è stato immobilizzato.

L’allenamento (keiko) non si può limitare ad una esecuzione di tecniche in condizioni idealmente facili.
Questo è anche un atteggiamento verso la vita: Cosa pensate quando non siete in forma o quando siete malati? La vita reale non sempre offre le migliori condizioni per l’azione. Cosa si deve fare quando si ha un piede bloccato, quando è buio e quando non si può reagire con il giusto tempismo? Sin dai tempi antichi, i giapponesi prestano una particolare attenzione al lavoro di base, perché sanno che il contesto comporta situazioni diverse e non necessariamente quelle ottimali: la malattia, il fango, la notte …
Incorporare o meno queste basi, è quello che fa la differenza nei momenti critici, proteggendo la tua vita o no. Naturalmente ci sono persone molto forti in tutto il mondo, a prescindere dal metodo di allenamento, ma per la maggior parte di noi per raggiungere questo risultato, il punto di partenza del keiko (allenamento) è quello di integrare le situazioni meno favorevoli fin dall’inizio. Questo è vero in ogni Budo.
Questo è l’approccio dello stile di Aikido di Iwama, ed è quello insegnato da O-Sensei. Noi siamo fedeli ad esso.
Come accennato in precedenza, procediamo per tappe e dobbiamo prima essere in grado di muoverci anche quando veniamo fortemente afferrati / immobilizzati. O-Sensei ha detto “kashiri tsumete” nel dialetto della regione di Wakayama. Ciò significa “afferrare con fermezza”. Per lui un vero praticante di Budo deve imparare a muoversi anche quando viene saldamente afferrato / immobilizzato. Non è necessario allentare la presa perché il vostro partner è bloccato, altrimenti il Budo perde di significato. Non è sufficiente spiegare che “normalmente basta fare questo o quello in un situazione particolare e con una particolare tempistica”. Questo tipo di educazione non soddisfa il vero spirito del Budo. Ciò “dice solo che dovrebbe accadere idealmente” in questa o quella situazione, ma non insegna come raggiungere questo livello ideale. Tutto questo non è realistico ed è per questo che il mio insegnamento inizia con le basi: cosa fare nella situazioni più sfavorevoli (essere bloccato) …

Ma non ho inventato io questo modo di praticare, è il metodo di Morihei Ueshiba, che mio padre ed io manteniamo vivo.

– Sensei,
la vostra scuola Iwama Shinshin Aiki Shurenkai ha celebrato il suo decimo anniversario nel 2014. Cosa vedete quando ripensate a questi anni trascorsi e quali prospettive avete?

Sono nato nel 1957, per così dire “in grembo a O-Sensei”, con il quale mio padre ha studiato ininterrottamente per 12 anni. Mio padre e mia madre hanno servito O-Sensei e sua moglie ogni giorno. La vita quotidiana era incentrata sul Dojo di O-Sensei in Iwama, prefettura di Ibaraki.

Così, quando mi sono reso indipendente 10 anni fa, ero in preda ad un forte stress. Ero combattuto tra la voglia di restare ed il desiderio di proteggere questa eredità. Ero combattuto tra queste due opzioni, ma in ultima analisi, ho realizzato che rendermi indipendente era l’unica soluzione. E’ stato come fare un grande salto da una nave, senza boe o giubbotto di salvataggio. Nessuno voleva seguirmi o aiutarmi.

Ma non ho lasciato tutto con l’idea di ottenere aiuto o di essere seguito. Ho lasciato per adempiere ai miei doveri verso mio padre Morihiro Saito Sensei e verso Ueshiba Sensei. Ho lasciato per questo ed unico “puro” scopo, aggettivo che qui uso deliberatamente. Infatti, dal mio punto di vista, il rapporto di discendenza di O-Sensei è gradualmente diminuito da Kisshomaru Ueshiba Sensei in poi. Oggi la mia generazione è quella del terzo Doshu Moriteru Ueshiba Sensei e, nel frattempo, due correnti di Aikido, dall’Aikikai a quella di Iwama, si sono progressivamente separate e sviluppate in tutto il mondo.

Tuttavia, queste due correnti provengono dalla medesima fonte: O-Sensei. Pertanto non è esatto dire che pratichiamo qualcosa di completamente diverso.

D’altra parte, le nostre visioni non sono le medesime, e ciò traspare nei nostri insegnamenti e nello stile che andiamo praticando. A Tokyo (Aikikai), le persone praticano fin dall’inizio in ki-no-nagare (forma dinamica), mentre in Iwama ci atteniamo al metodo tradizionale. Non critico o rinnego il metodo seguito a Tokyo, perché alla fine lo scopo e la forma sono le stesse. In entrambi i casi vengono formati eccellenti Aikidoka.

L’insegnamento in Iwama è forse un po’ difficile al primo approccio per i principianti, ma è una forma di educazione in cui incomprensioni e difficoltà diminuiscono gradualmente.

Di fatto, nutro dubbi sull’insegnamento che non include le situazioni più impegnative, che vieta l’utilizzo di prese salde, un passo necessario per tener conto di tutti gli aspetti della realtà, ma che contempla le forme dinamiche (il più alto livello di pratica).

L’efficacia di questo metodo di allenamento è messo in dubbio da parte di alcuni studenti. Questo è uno dei motivi per cui alcuni smettono di praticare.

Al contrario, l’insegnamento del maestro Ueshiba si presenta complesso in un primo momento. Ma questo dubbio svanisce con la pratica e con il progredire della formazione e le difficoltà pratiche scompaiono. Per me, la qualità dell’insegnamento è quello che permette agli studenti di progredire risolvendo i loro dubbi e le loro difficoltà. Così, dopo un decennio di pratica, si può iniziare a cogliere e comprendere il tesoro lasciato in eredità da mio padre Morihiro Saito Sensei.

Non ho preso la mia indipendenza per essere indipendente, ma perché volevo continuare a trasmettere l’insegnamento di Morihiro Saito Sensei. Naturalmente questo indipendenza ha preso la forma di una nuova struttura denominata Shinshin Aiki Shurenkai. Ma in realtà, esiste solo per trasmette in maniera autentica e fedele la via dell’insegnamento tradizionale di O-Sensei, rispettando ed integrando i pensieri del Fondatore che vengono posti al centro della pratica. Questo è come pratichiamo per ogni giorno che Dio vorrà.
Ricevo molti ushi-deshi (studenti interni) provenienti da tutto il mondo. Cerco di farli vivere nel modo più preciso possibile rispettando la formazione che avrebbero avuto con il Fondatore, e questo inizia con le preghiere del mattino. Queste preghiere, che O -Sensei praticava quotidianamente, esprimono gratitudine agli dei. La preghiera e la gratitudine sono un denominatore comune a tutte le religioni del mondo. Il Fondatore iniziava e terminava ogni giorno con preghiere di gratitudine rivolte al Creatore. È in questo memoria di O-Sensei che il nostro gruppo è stato chiamato Shinshin Aiki Shurenkai “Shinshin” (神信) significa “aver fede in Dio”. Ho scelto questo nome per indicare semplicemente che il nostro Dojo mantiene vivo e insegna il Budo del Fondatore.

Sono passati 10 anni da quando ho scelto questo nome in ricordo di O-Sensei. Da allora, ci sono stati momenti di gioia, di tristezza, momenti difficili, ma questi 10 anni sono trascorsi molto velocemente. Ho passato questi momenti lasciandoli alla benevolenza di Dio, e ho fatto quello che doveva essere fatto ogni giorno. In questo periodo molte persone hanno aderito al nostro gruppo, è come una famiglia che continua a crescere.

Oggi, ogni giorno è bello. Quando ero giovane, ero così immerso nella mia pratica che ho avuto molti incidenti fisici, tra cui una operazione ai fianchi. Anche recentemente ho dovuto sostenere un intervento chirurgico ad un ginocchio. Ma anche con un corpo infortunato è possibile praticare se si rimane conformi agli insegnamenti del fondatore. Infatti, le tecniche del fondatore non sollecitano una parte specifica del corpo, ma l’insieme delle parti di esso allo stesso tempo. Infatti, la pressione esercitata su di un ginocchio viene facilmente compensata. Tuttavia, poiché la pratica del kihon (base) sollecita con forza gli arti inferiori, a volte sento ancora dolore alle ginocchia. Ma anche così sono felice e faccio in modo di utilizzare bene ogni giorno. Sì, questi 10 anni sono passati molto rapidamente.

In termini di prospettive, presto compirò 60 anni e ritengo che il mio ruolo ora sia quello di condividere e trasmettere l’insegnamento di O-Sensei ad almeno una persona in più. Il ruolo che il Fondatore ha dato a se stesso era quello di purificare questo mondo da guerre e di creare il paradiso sulla terra. E alla domanda di dove fosse questo paradiso, la sua conclusione fu che il paradiso siamo tutti noi, nei nostri cuori. L’ho sentito dire che “scoprire questo è lo scopo dell’Aikido”. Sarei molto felice se anche una sola persona in più lo comprendesse. La mia missione è quello di trasmettere gli insegnamenti del Maestro Ueshiba e di mio padre Morihiro Saito Sensei – “Morihiro” è il nome che O-Sensei ha dato a mio padre nell’Aikido-
Tuttavia, sebbene ora l’ Aikido venga sempre rappresentato dalla famiglia Ueshiba, ora devo preparare la discendenza con una nuova generazione, iniziando con i miei due figli Yasuhiro e Mitsuyoshi, che praticano l’Aikido. Li incoraggerò e aiuterò nella loro impresa. Allo stesso tempo, Moriteru Ueshiba Sensei non ha risparmiato gli sforzi, il figlio Mitsuru Ueshiba il 4° Doshu è ora un uomo. Mi auguro che le famiglie Ueshiba e Saito mantengono buone relazioni in futuro.
La leadership discende dalla famiglia Ueshiba, e la mia storicamente la sostiene. Voglio realmente preservare questa forma di pensiero in futuro.
Questo è quello che dico ai miei figli ogni giorno, ma, allo stesso tempo, dobbiamo proteggere, conservare e trasmettere le tecniche tradizionali di Iwama: questo è tutto il lavoro e l’eredità di mio padre. Tutti coloro che amano questa forma di pensiero sono nostri amici, ma non abbiamo niente contro coloro che non condividono questi valori, o che non conoscono l’Aikido. Ciò che conta davvero è che questi valori tradizionali vivano e si diffondano.
Questi valori sono l’anima del Giappone, e appartengono allo Shinto o al Buddismo. Li pratico in Shinto, come fece il Fondatore: la giornata inizia con la preghiera e la meditazione, poi inizia il keiko (allenamento), poi la giornata è spesa lavorando nei campi come ci ha insegnato O-Sensei.

È stato grazie a Moriteru Ueshiba Sensei, che mi ha permesso di essere indipendente, che io posso vivere bene proprio come fece il Fondatore. Precedentemente, mio padre e io abbiamo dovuto prenderci cura del Dojo del Fondatore, l’Aiki-Jinja con tutto ciò che comportava. Siamo stati molto impegnati anche se abbiamo avuto il tempo di lavorare nei campi e donare agli Dei i suoi frutti come offerte. Da indipendente, ora posso veramente seguire lo stile di vita di O-Sensei. Anche per questo sono molto grato alla famiglia Ueshiba. Sono anche molto grato a tutti coloro che sono coinvolti oggi nella cura del Dojo del Fondatore e dell’Aiki-Jinja.

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(1) Calligrafia (Shodo書道) ha tre stili di scrittura giapponesi che sono collegate in sequenza e corrispondono a passaggi ben definiti. Il primo stile insegnato è chiamato “Kaisho” ed è composto da caratteri strettamente centrati con prominenti angoli e in cui ogni dettaglio viene meticolosamente verificato. Questo primo stile è finalizzato ad acquisire le nozioni di base. E’ caratterizzato da una stampa statica. Il secondo stile è chiamato “Gyosho”: i caratteri sono simili allo stile Kaisho ma mostrano curve più dinamiche ed evidenziano i movimenti del pennello. I caratteri scritti nel terzo stile, chiamato “Sosho” o “scrittura ad erba”, sono illeggibili per i neofiti, le loro forme sono collegate in quanto evidenziano il movimento stesso del pennello. Ognuno di questi stili è un passo che richiede prima la padronanza dello stile precedente.