Aikido significato

AIKIDO

AI – Oltre ad “unione” significa anche “amore”, “armonia” con le leggi della natura. Apprendere l’Aikido significa comprendere le leggi naturali del movimento.
Il praticante è quindi chiamato ad un costante impegno rivolto alla ricerca di un’armonizzazione con le azioni dei propri partner (uke). I movimenti e le tecniche si ispirano ai principi della filosofia naturalistica (il vortice dell’aria e dell’acqua, le onde del mare). In questo modo i movimenti e le azioni possono essere comprese attraverso le leggi naturali, senza ricorrere necessariamente a principi di ordine trascendente o spirituale. In questo modo si sviluppa l’armonia tra le forze fisiche coinvolte, non vi sono contrasti o collisioni tra di esse (ad esempio un attacco non cessa necessariamente se e solo se una forza di una certa entità gli si oppone). La forza irrompente generata da un attacco sarà quindi guidata, armonizzata con un’azione che mirerà a ridirigerla laddove risulterà più innocua. Armonizzando il proprio agire con quello dell’aggressore sarà possibile ridirigere l’energia negativa di quest’ultimo in modo appropriato neutralizzandola e senza causare traumi fisici.

KI – Significa energia vitale quindi non solo energia fisica ma anche energia psichica e mentale.
uno dei fini dell’Aikido è il raggiungimento della consapevolezza della propria energia impararando quindi a controllarla. In quanto vitalità, questa energia non è dissimile dall’energia dell’Universo di cui fa parte. Quando il “Ki” viene a mancare subentrano morte e desolazione. Tramite la pratica dell’Aikido è possibile acquisire un particolare autocontrollo, una straordinaria energia interna e migliorare la propria capacità nel relazionarsi con il prossimo. Con la pratica possiamo acquisire la maggiore coscienza di noi, mantenendoci in forma e sviluppando serenità interiore.

DO – Significa Via o cammino ma inteso come percorso e ricerca spirituale da compiere.
L’Aikido è quindi il percorso spirituale che ci permette di armonizzare la nostra energia interiore congiuntamente con la sorgente universale per poi espanderla sulla terra diventando così tutt’uno con l’ambiente che ci circonda.

Livelli di consapevolezza

Nell’Aikido il percorso è raggiunto attraverso quattro livelli di consapevolezza:

  • il primo livello KO-TAI

    (ovvero il corpo solido) corrisponde alla capacità di poter gestire il proprio corpo in modo consapevole ed efficace. Corrisponde all’acquisizione dei movimenti attraverso lo studio graduale ed assiduo dei movimenti di base fatti di angoli di squilibrio. Lo studio ha come presupposto la precisione dei movimenti e l’acquisizione di schemi motori opportuni.

  • Il secondo livello JU-TAI

    (corpo flessibile) presuppone lo sviluppo di movimenti flessibili: il corpo ha acquisito le basi corrette del movimento e delle tecniche per cui diventa possibile associare ad esso flessibilità e disinvoltura. La sicurezza del movimento si accompagna ad una maggiore consapevolezza dei ruoli di attaccante e di difensore.

  • Il terzo livello RYU-TAI

    (corpo fluido), rappresenta lo stadio di evoluzione della pratica in cui i movimenti di chi attacca e di chi si difende si fondono in un’unica sorgente di movimento fisico. Spariscono incertezze di movimento e pause, i ruoli si compenetrano nella fluidità del movimento. L’energia dell’avversario viene diretta in modo continuativo e fatta scorrere nella direzione voluta.

  • Il quarto livello KI-TAI

    (livello spirituale) rappresenta la massima consapevolezza del movimento. In questo livello si conosce il momento e la fonte in cui sgorga l’attacco. Esso rappresenta il massimo livello di conoscenza della disciplina da parte dell’Aikidoka. Questo stato di consapevolezza si raggiunge solamente dopo tanti anni di pratica quando la sensibilità ha raggiunto un livello di “quasi” perfezione. In questo luogo delle coscienze viene raggiunta l’unione spirituale tra tori e uke oltre a quella fisica e mentale. Il corpo non è  più soggetto a vincoli di movimento e la mente è completamente in armonia con quella dell’avversario. In questo stato lo spirito può agire liberamente senza più vincoli di sorta.

Morihei Ueshiba

O Sensei (il Grande Maestro) Morihei Ueshiba (植芝盛平) nasce a Tanabe, una città giapponese della prefettura di Wakayama il 14 dicembre del 1883.

Bambino di costituzione esile e molto fragile, viene esortato dal padre, uomo di politica, a praticare il nuoto ed il sumo per irrobustire il proprio corpo. In seguito ad una vicenda che vede coinvolto il padre picchiato a sangue da alcuni suoi avversari politici, il giovane Ueshiba comincia a praticare con costanza e dedizione le arti marziali. Decide quindi di imparare queste arti per difendere se stesso ed i suoi cari.
Frequenta quindi diverse scuole imparando diversi stili di Jujutsu (arte marziale praticato dai bushi -guerrieri- per giungere all’annientamento fisico dei propri avversari, provocandone anche la morte, a mani nude o con armi) e di Bukijutsu (arte marziale che prevedeva l’utilizzo delle armi per giungere all’annientamento fisico dei propri nemici).O Sensei

L’arte che più caratterizzerà il suo percorso marziale sarà il Daito-Ryu Aiki Jujutsu, l’arte dei samurai della famiglia Takeda Sokaku, considerato da alcuni uno degli ultimi veri samurai che gli insegnò il Daito Ryu conferendogli il grado che sta sotto solo al Menkyo Kaiden (il più alto livello di grado secondo il sistema Menkyo) e il il certificato di Maestro di Dayto Ryu Aiki Jujutsu.
Successivamente Morihei Ueshiba aprirà un proprio dojo a Tokyo dove inizierà l’insegnamento dell’Aiki Budo, specchio del Daito Ryu e scheletro dell’Aikido. Fonderà quindi l’associazione Aikikai Foundation e il Kobukan Dojo ne diventerà l’Honbu Dojo (Honbu significa quartier generale, Dojo luogo della pratica).
Mentre soggiornava a Tokyo, verrà a conoscenza del tragico stato di salute del padre, ormai in fin di vita. Deciderà quindi di partire per Tanabe accorrendo così al capezzale del padre morente, ma durante il viaggio, incontrerà una persona che segnerà profondamente la sua vita, il suo Samurai Takeda Sokakucammino spirituale e l’arte dell’Aikido. Questa persona era Onisaburo Deguchi, capo della setta scintoista chiamata Omoto-Kyo. Questo incontro lo condusse quindi ad Ayabe, nella sede dell’Omoto-Kyo. Durante questo soggiorno ad Ayabe suo padre muore. Morihei rimarrà in Ayabe per diversi anni diventando la guardia del corpo di Onisaburo Deguchi partecipando, insieme alla setta, a diversi accadimenti.
Ueshiba nutrì sempre un forte orientamento al sentimento religioso scintoista ed ebbe una propria e spiccata vocazione a coltivare ed evolvere la propria spiritualità verso forme molto personali, rituali e caratterizzate da pratiche scintoiste che avevano radici molto antiche e che spesso si presentavano di difficile comprensione anche a coloro che più gli stavano vicino.
Fu proprio nel suo tribolato soggiorno ad Ayabe, dovuto soprattutto al fatto di non essere riuscito a rivedere il padre prima che morisse, che la vita del fondatore dell’Aikido ebbe una vera e propria svolta spirituale. Risultò determinante l’incontro con una personalità di spicco della società nipponica del XX secolo, Onisaburo Deguci, patriarca della religione Omoto e sacerdote di una setta di cui Morihei fece subito parte e la cui frequentazione ebbe un’importanza fondamentale nello sviluppo della sua concezione dell’Aikido. Aveva solamente 36 anni. Successivamente si recò ad Iwama, nella prefettura di Ibaraki, lontano da occhi indiscreti e libero di praticare la propria arte. Quì fonderà l’Ibaraki Dojo e l’Aiki Jinja, il tempio dell’Aikido. È in questo luogo che trovano origine l’arte, la filosofia e la religione conosciuta con il nome di AIKIDO, e qui si dedicherà allo studio del Budo (la via del guerriero) e all’agricoltura. Morirà il 26 aprile 1969 per un cancro allo stomaco.

Nella prima foto in alto a destra il Fondatore, in quella sotto il samurai Takeda Sokaku.

Morihiro Saito Shihan

Nel 1946 entrò come uchi-deshi (allievo interno, che vive nel dojo) ad Iwama il giovane Morihiro Saito. A soli 18 anni iniziò la sua crescita tecnica e spirituale nell’Aikido rimanendo accanto al Fondatore per i 23 anni successivi praticando l’arte ed aiutandolo nei lavori del dojo e dei campi.
In tutti questi anni il Maestro Morihiro Saito ebbe modo di vedere ed apprendere l’Aikido durante tutto il percorso di elaborazione che “O Sensei” fece quotidianamente, memorizzando la stessa metodologia di insegnamento basata sul mostrare i vari movimenti, spiegandoli con dei “kuden” (letteralmente “insegnamenti verbali”) che in maniera metaforica contenevano l’essenza ed il significato della tecnica.
Alla morte del Fondatore, avvenuta nel 1969, Morihiro Saito Shihan divenne il responsabile del Dojo di Iwama (Ibaraki Dojo, conosciuto come Aiki Shuren Dojo) ed il custode della casa del Fondatore e dell’Aiki Jinjia (il santuario dove ogni mese si tiene una cerimonia e dove una volta all’anno, il 29 Aprile, si ritrovano tutti gli Aikidoka del Giappone e del mondo per una grande commemorazione).

Morihiro Saito ShihanEgli insegnò regolarmente tutti i giorni, sia agli uchi-deshi che ai soto-deshi (allievi che praticano ma che risiedono fuori dal dojo) dell’Aiki Shuren Dojo di Iwama e tenne Seminari di “Aikido Iwama Ryu” in tutto il mondo contribuendo enormemente alla diffusione dell’Aikido tradizionale del Fondatore.
Ryu significa scuola e quindi IWAMA RYU è la scuola di Iwama con la quale vogliamo evidenziare l’Aikido originario del Fondatore in modo da contraddistinguerlo da qualsiasi altro “stile personale”.

Alla morte di Morihiro Saito Shihan, avvenuta il 13 Maggio 2002, è subentrato suo figlio Hitohira Saito Soke.

Nella foto il M° Morihiro Saito Shihan in età giovanile durante l’esecuzione di una tecnica molto dinamica che testimonia la straordinaria energia dell’Aikido efficace e potente che ha sempre praticato e divulgato.